Il segretario generale del Partito Comunista Cinese, Xi Jinping, ha ricevuto venerdì 10 aprile una delegazione del Kuomintang (KMT) — il principale partito d'opposizione taiwanese — guidata dalla sua presidente Cheng Li-wun, nel Grande Palazzo del Popolo a Pechino. Questo incontro, il primo tra Xi e la nuova leader del KMT, avviene in un contesto geopolitico teso, segnato dalla guerra in Iran, dalle tensioni commerciali sino-americane e dalla crescente pressione di Washington su Taipei per rafforzare le sue capacità di difesa.

Durante il loro colloquio, Xi Jinping ha messo in evidenza i conflitti mondiali — in particolare in Medio Oriente e in Ucraina — per sottolineare, per contrasto, la stabilità che Pechino dice di voler mantenere nello stretto di Taiwan. «I popoli delle due sponde sono una sola famiglia», ha dichiarato Xi secondo l'agenzia ufficiale Xinhua. Cheng Li-wun ha risposto invitando a «riavvicinare i cuori» delle popolazioni delle due parti dello stretto. Le due parti hanno espresso la loro comune opposizione all'«indipendenza di Taiwan» — una linea rossa assoluta per Pechino.

Per gli analisti, questo incontro è un segnale calibrato da Pechino verso Washington e il governo del Partito Democratico Progressista (DPP) al potere a Taipei. Ricevendo l'opposizione taiwanese con gli onori, Xi Jinping mostra di avere interlocutori sull'isola e di privilegiare — almeno in apparenza — la via politica rispetto a quella militare. «È un classico esercizio di soft power», analizza Bonnie Glaser, direttrice del programma Asia al German Marshall Fund. «Pechino vuole dimostrare che la coesistenza pacifica è possibile, ma solo nel quadro del consenso del 1992.»

Dal lato taiwanese, la visita ha provocato reazioni contrastanti. Il governo del DPP ha definito l'incontro uno «show politico» che non rappresenta la volontà del popolo taiwanese. Diverse migliaia di manifestanti si sono radunati a Taipei per protestare contro quella che considerano una «capitolazione simbolica» del KMT. Al contrario, gli ambienti d'affari taiwanesi, molto dipendenti dal mercato cinese, hanno accolto positivamente la visita, sperando in una distensione commerciale.

Questo incontro si inserisce in una strategia più ampia di Pechino: mantenere la pressione su Taipei evitando un'escalation militare che potrebbe provocare un intervento americano diretto. Con le elezioni legislative taiwanesi previste per il 2028, il KMT spera di capitalizzare questa apertura diplomatica per riposizionarsi come il partito della pace e della prosperità economica, di fronte a un DPP accusato di «provocare» Pechino. La questione di Taiwan rimane uno dei dossier più esplosivi della geopolitica mondiale.