Il presidente Donald Trump ha inasprito drasticamente i toni questa domenica 6 aprile 2026, promettendo "l'inferno" all'Iran se lo Stretto di Hormuz non verrà riaperto entro martedì sera. In una dichiarazione pubblicata sul suo social network Truth Social, poi ripresa durante un punto stampa improvvisato a Mar-a-Lago, il capo di Stato americano ha usato un linguaggio insolitamente crudo, definendo i leader iraniani con termini che la stampa internazionale ha ampiamente qualificato come insulti. Le Monde riporta che Trump ha minacciato di "bombardare le centrali e i ponti" se Teheran non cederà. (Fonte: Le Monde, Reuters)
Questo ultimatum arriva al trentottesimo giorno del conflitto scatenato il 28 febbraio 2026 da attacchi indo-israeliani alle installazioni nucleari iraniane. Da allora, Teheran ha chiuso lo Stretto di Hormuz — arteria vitale del commercio petrolifero mondiale — e ha moltiplicato i lanci di missili e droni contro le basi americane nel Golfo, Israele e i paesi della regione accusati di sostenere l'operazione. La retorica presidenziale americana si è progressivamente radicalizzata, passando dalla promessa di "attacchi chirurgici" a quella di "distruzioni massicce sulle infrastrutture civili e militari iraniane". (Fonte: CNN, BBC)
La risposta iraniana non si è fatta attendere. Il portavoce del Ministero degli Esteri ha definito le parole di Trump "fanfaronate di un regime in declino" e ha avvertito che ogni ulteriore escalation comporterebbe rappresaglie "devastanti" contro gli interessi americani nella regione. Teheran ha ricordato di disporre di un arsenale di missili balistici in grado di raggiungere tutte le basi americane in Medio Oriente e ha ribadito la sua posizione: lo Stretto di Hormuz non riaprirà se non in cambio di un cessate il fuoco permanente e del ritiro delle forze navali americane dal Golfo Persico. (Fonte: Al Jazeera, AFP)
Gli alleati europei di Washington osservano questa escalation verbale con crescente preoccupazione. L'Alto Rappresentante dell'Unione Europea per gli Affari Esteri ha invitato "tutte le parti alla moderazione" e ha riaffermato il sostegno dell'UE alla mediazione egiziano-pakistano-turca. Parigi, Berlino e Londra hanno pubblicato una dichiarazione congiunta esortando gli Stati Uniti a "privilegiare la via diplomatica" e a lasciare ai mediatori il tempo necessario per finalizzare la loro proposta di cessate il fuoco di quarantacinque giorni. (Fonte: Reuters, Le Monde)
I mercati finanziari hanno reagito immediatamente alle minacce presidenziali. I contratti futures sul petrolio Brent sono saliti del 4% nella seduta asiatica, superando i 118 dollari al barile. L'oro ha raggiunto un nuovo record storico a 3.280 dollari l'oncia, mentre gli indici azionari asiatici hanno aperto in forte calo. Gli analisti concordano su un punto: l'ultimatum di martedì sera rappresenta il momento più pericoloso del conflitto dai suoi inizi, con conseguenze potenzialmente irreversibili per l'economia mondiale se gli attacchi si intensificassero. (Fonte: Bloomberg, CNBC)





