Il braccio di ferro tra la giustizia amministrativa e l'amministrazione penitenziaria su Salah Abdeslam ha preso lunedì 20 aprile 2026 una svolta inedita. Il giudice dei provvedimenti d'urgenza, adito dagli avvocati dell'unico sopravvissuto dei commando del 13 novembre, ha ingiunto allo Stato di applicare, sotto pena di ammenda, l'ordinanza del 1° aprile che allenta le sue condizioni di colloquio presso il centro penitenziario di Vendin-le-Vieil. La decisione, resa pubblica a metà mattinata, è stata riportata da BFMTV, Le Figaro e 20 Minutes, che ne pubblicano le prime righe. La Libre Belgique aveva, dal canto suo, ripercorso fin dal 3 aprile la decisione iniziale del tribunale amministrativo.

Il contesto: il caso della chiavetta USB

Per comprendere la sequenza, bisogna tornare al 2025. A seguito di quello che è stato chiamato "il caso della chiavetta USB" - la scoperta, durante una perquisizione, di un supporto digitale introdotto in detenzione in condizioni controverse - l'amministrazione penitenziaria aveva considerevolmente inasprito le condizioni di colloquio di Salah Abdeslam, condannato nel 2022 all'ergastolo inammissibile. I contatti fisici con i visitatori erano stati soppressi, i colloqui sistematicamente effettuati dietro un vetro di separazione, come sottolinea Fdesouche citando La Voix du Nord. Gli avvocati del detenuto avevano adito il tribunale amministrativo sostenendo una violazione sproporzionata del diritto al mantenimento dei legami familiari.

L'ordinanza del 1° aprile

È il 1° aprile 2026 che il tribunale amministrativo si è pronunciato una prima volta, ordinando un graduale e inquadrato allentamento: possibilità di colloqui senza dispositivo di separazione per i visitatori autorizzati, sotto sorveglianza rafforzata. La Libre Belgique precisava allora che Salah Abdeslam avrebbe "di nuovo potuto avere contatti fisici con le persone che gli rendono visita al colloquio". L'amministrazione penitenziaria, giudicando questa modifica incompatibile con il regime di altissima sicurezza di Vendin-le-Vieil, non ha applicato la decisione. È questo rifiuto che ha giustificato la nuova istanza al giudice dei provvedimenti d'urgenza.

Un'ammenda per forzare lo Stato

L'elemento nuovo della decisione del 20 aprile è l'ammenda: per ogni giorno di ritardo nell'applicazione, lo Stato dovrà versare una somma finanziaria (il cui importo esatto non è stato reso pubblico a metà giornata), secondo Le Figaro che cita l'AFP. Si tratta di uno strumento poco utilizzato nei casi penitenziari, ma classico nel diritto amministrativo quando l'amministrazione tarda ad eseguire una decisione giurisdizionale. Secondo 20 Minutes, gli avvocati di Salah Abdeslam salutano una "vittoria per lo stato di diritto", mentre il sindacato penitenziario FO-Justice denuncia una decisione "scollegata dalle contingenze operative di un quartiere ultra-sicuro".

Un caso emblematico del dibattito sull'ergastolo inammissibile

Il caso va oltre il solo caso di Salah Abdeslam. Illustra il fragile equilibrio, nel diritto francese, tra le esigenze di sicurezza legate al terrorismo e le garanzie fondamentali accordate ai detenuti, compresi quelli condannati all'ergastolo inammissibile. Il Consiglio costituzionale e la Corte europea dei diritti dell'uomo hanno, a più riprese, ricordato che anche l'ergastolo più pesante doveva essere compatibile con un minimo di dignità e di mantenimento dei legami familiari. La decisione del 20 aprile si inserisce in questa linea. Il Ministero della Giustizia non aveva reagito ufficialmente a metà pomeriggio, indicando semplicemente di esaminare le vie di ricorso.

L'opinione della redazione

La decisione del tribunale amministrativo non è un regalo fatto a Salah Abdeslam. È un richiamo all'ordine rivolto all'amministrazione penitenziaria: non si è autorizzati a disattendere una decisione di giustizia, per quanto scomoda o complessa da attuare. L'opinione pubblica può essere turbata - ed è legittimamente turbata - dall'idea stessa di un allentamento per l'unico sopravvissuto dei commando del Bataclan. Ma lo stato di diritto è precisamente l'applicazione delle regole sia a coloro che si disprezzano sia a coloro che si rispettano. Se l'amministrazione ritiene che l'ordinanza crei un rischio di sicurezza, che adisca il giudice in appello, che porti le sue prove, che argomenti. Finché non lo fa, deve eseguire. Questa è l'unica risposta degna di una democrazia.

Da ricordare

  • Il tribunale amministrativo ingiunge allo Stato, sotto pena di ammenda, di applicare l'ordinanza del 1° aprile.
  • Salah Abdeslam, unico sopravvissuto del commando del 13 novembre, è detenuto a Vendin-le-Vieil.
  • L'amministrazione penitenziaria aveva rifiutato di eseguire la decisione dopo "il caso della chiavetta USB".
  • L'ordinanza prevede colloqui senza vetro di separazione, sotto sorveglianza rafforzata.
  • Il Ministero della Giustizia sta valutando le vie di ricorso; FO-Justice denuncia una decisione "scollegata".

Fonti: - BFMTV — La giustizia ordina allo Stato di allentare le condizioni di colloquio di Salah Abdeslam, 20 aprile 2026 - Le Figaro / AFP — Lo Stato è ingiunto sotto pena di ammenda ad allentare le condizioni di colloquio di Salah Abdeslam, 20 aprile 2026 - 20 Minutes — Lo Stato costretto ad allentare le condizioni di colloquio di Salah Abdeslam, 20 aprile 2026 - La Libre — Condizioni di detenzione allentate per Salah Abdeslam, 3 aprile 2026