Un sondaggio Léger commissionato da Le Devoir e pubblicato venerdì 5 giugno 2026 conferma un cambiamento che gli osservatori della vita politica del Québec prevedevano dall'inverno: il Parti Québécois (PQ), considerato moribondo meno di tre anni fa, otterrebbe oggi il 36% delle intenzioni di voto dei Quebecchesi che esprimono una preferenza, contro il 19% per la Coalition Avenir Québec (CAQ) del Primo Ministro uscente François Legault. Il Parti libéral du Québec (PLQ) avanza al 23%, Québec Solidaire ristagna al 12%.

Crollo di un ciclo, inizio di un altro

La sequenza è brutale per la CAQ. Eletta trionfalmente nel 2018, rieletta nel 2022 con 90 seggi su 125, la formazione di François Legault paga oggi l'accumulo di tre usure: una controversa riforma del sistema sanitario che non ha ridotto le liste d'attesa, persistenti tensioni con Ottawa sull'immigrazione e il finanziamento delle infrastrutture, e un dibattito identitario che si è progressivamente spostato su un terreno – la difesa del francese e l'autonomia del Québec – dove il PQ ritrova naturalmente la sua rendita storica.

Paul St-Pierre Plamondon (PSPP), capo del Parti Québécois dal 2020, incarna questo riposizionamento con una formidabile efficacia. Laddove il PQ si era affannato a difendere una tabella di marcia sovranista cristallizzata, ha saputo reinserire la questione dell'indipendenza in una cornice contemporanea: demografia, immigrazione, negoziazione di bilancio con Ottawa, trattati commerciali. Il referendum sulla sovranità promesso nel primo mandato fa ormai parte integrante del contratto elettorale.

I dati chiave del sondaggio Léger

- 36% delle intenzioni di voto per il PQ (+4 punti in un mese).

- 23% per il PLQ.

- 19% per la CAQ (-3 punti in un mese, minimo storico del mandato).

- 12% per Québec Solidaire.

- 42% dei Quebecchesi si dichiarerebbe *«favorevole a un referendum»* nei prossimi due anni (vs 36% a gennaio).

- Ottobre 2026: prossime elezioni generali del Québec.

Una Francofonia a specchio

Lo scenario del Québec risuona oltre il San Lorenzo. A Parigi, il possibile ritorno del PQ al potere, e ancor più l'ipotesi di un terzo referendum sulla sovranità, è oggetto di attenta sorveglianza al Quai d'Orsay. La Francia, che intrattiene con il Québec una relazione istituzionale diretta — unica tra le capitali straniere — dovrebbe, per dottrina, osservare la *«non-ingerenza e non-indifferenza»* stabilita da De Gaulle nel 1967. Una formula diplomatica flessibile, che non ha mai impedito a Parigi di essere l'orecchio attento del Québec di fronte a Ottawa.

A Bruxelles, l'eventualità di un Québec sovrano riapre tecnicamente un dossier che i funzionari europei del SEAE hanno già studiato: status commerciale del Québec nell'ambito del CETA, riconoscimento internazionale, eventuale integrazione nella francofonia istituzionale allargata. Nessuna decisione è, ovviamente, all'ordine del giorno — ma gli appunti esistono.

Cosa resta da giocare per Legault

François Legault, Primo Ministro da quasi otto anni, deve ora confrontarsi con un'equazione politica per lui inedita: riconquistare un elettorato nazionalista moderato che, in gran parte, è passato al PQ. Il bilancio Girard di marzo 2026 — caratterizzato da un annunciato ritorno all'equilibrio entro il 2028 — non è stato sufficiente. Un rimpasto ministeriale è atteso prima della fine di giugno, che potrebbe includere il ritiro di figure usurate e la valorizzazione di profili più giovani per incarnare la *«ripresa»*.

Da ricordare

- PQ al 36%, CAQ al 19% nel sondaggio Léger del 5 giugno 2026.

- Elezioni del Québec previste per ottobre 2026.

- Paul St-Pierre Plamondon promette un referendum sulla sovranità nel suo primo mandato.

- 42% dei Quebecchesi favorevoli a un referendum nei prossimi due anni.

- Francia, Belgio francofono e Bruxelles seguono il dossier con attenzione diplomatica.

- Un rimpasto ministeriale a Québec è atteso prima di fine giugno.