Martedì 12 maggio 2026, a fine mattinata moscovita, il Ministero della Difesa russo ha annunciato il test riuscito di un nuovo missile balistico intercontinentale della famiglia RS-28 Sarmat dal cosmodromo di Plessetsk, nel nord della Russia. Poche ore dopo, Vladimir Putin è apparso in videoconferenza dal Cremlino a fianco del comandante delle Forze Strategiche Missilistiche, il colonnello-generale Sergueï Karakaïev, per congratularsi pubblicamente con gli ingegneri e annunciare un dispiegamento operativo entro la fine dell'anno.
Un missile presentato come «il più potente del mondo»
Davanti alle telecamere, il presidente russo non ha usato mezzi termini: «Questo è il missile più potente del mondo, senza eguali, e lo sarà per molto tempo.» Secondo le cifre ufficiali comunicate dal Cremlino, il Sarmat vanta una gittata annunciata di 35.000 chilometri – quasi la circonferenza terrestre. Putin ha precisato che il congegno può seguire una traiettoria balistica classica, ma anche adottare una traiettoria suborbitale, che gli consentirebbe teoricamente di aggirare le difese antimissile dispiegate dagli Stati Uniti nell'emisfero settentrionale attaccando dal Polo Sud.
Il Sarmat è un'arma a testate multiple (MIRV) capace di trasportare una decina di testate nucleari guidabili individualmente, oltre a planatori ipersonici di tipo Avangard. Nella sua versione più pesante, il suo carico utile supera quello del venerabile R-36M sovietico («Satan» nel codice NATO) che è destinato a sostituire. Annunciato inizialmente operativo nel 2023, il programma ha conosciuto diversi intoppi, tra cui un test fallito a Plessetsk alla fine del 2023 che aveva danneggiato un silo. Il test riuscito di martedì è quindi tanto un messaggio tecnologico quanto un messaggio politico.
Un calendario che non ha nulla di innocente
Difficile non vedere in questo test una messinscena strategica. Proprio mentre Donald Trump si recava a Pechino per il suo summit con Xi Jinping e mentre la Francia annunciava la sua iniziativa all'ONU sullo Stretto di Hormuz, Mosca ricorda al mondo che resta la prima potenza nucleare mondiale per numero di testate dispiegabili. Vladimir Putin, il cui consenso interno risente delle conseguenze economiche della guerra in Ucraina e del rincaro dei prezzi dell'energia legato al conflitto iraniano, ritrova nella deterrenza nucleare la sua leva politicamente più redditizia.
Il contesto lo rende particolarmente sensibile. Il trattato New START, ultimo accordo bilaterale russo-americano di limitazione delle armi nucleari strategiche, è sospeso dal 2023 e scadrà definitivamente nel febbraio 2026. Ad oggi, nessun quadro di sostituzione è in negoziazione. Il dispiegamento operativo del Sarmat entro la fine del 2026 segnerebbe la prima messa in servizio di una nuova generazione di ICBM da parte di una grande potenza da trent'anni, senza alcun vincolo convenzionale.
La reazione occidentale: prudenza e preoccupazione
A Washington, il Pentagono ha reagito con misurata cautela: il portavoce del Dipartimento della Difesa ha indicato che i servizi di intelligence «seguivano da diverse settimane» i preparativi per il test e non sono stati sorpresi dal suo successo. La Casa Bianca, invece, non ha pubblicato alcun comunicato ufficiale – Trump era in volo verso Pechino al momento dell'annuncio.
A Bruxelles, il Segretario Generale della NATO ha denunciato una «provocazione calcolata in un momento di estrema tensione», ricordando che l'Alleanza mantiene il proprio programma di modernizzazione nucleare, in particolare attraverso il programma americano Sentinel e il futuro dispiegamento di bombe B61-13 in Europa. A Parigi, il Ministero delle Forze Armate ha indicato che la deterrenza francese, fondata sulla componente oceanica dei sottomarini lanciamissili nucleari, «non è in alcun modo messa in discussione» da quest'annuncio.
Un Sarmat operativo: a che scopo?
Gli specialisti del controllo degli armamenti ricordano che un missile capace di colpire in meno di mezz'ora qualsiasi punto del globo non cambia l'equazione della deterrenza: la garanzia di distruzione reciproca esiste già da cinquant'anni. La gittata intercontinentale e la capacità di trasportare dieci testate non fanno del Sarmat un'arma «nuova» nel suo principio; ciò che apporta è una rinnovata credibilità tecnologica all'arsenale russo in un momento in cui questo era stato presentato come obsoleto dopo le difficoltà russe in Ucraina.
L'interesse reale è quindi meno militare che diplomatico. Ponendo la deterrenza strategica al centro dell'agenda mondiale poco prima del summit Trump-Xi, Putin si invita indirettamente al tavolo di Pechino. Nessun accordo globale in Medio Oriente potrà essere concluso senza che Mosca non trovi il suo tornaconto – fornitore storico dell'Iran di tecnologie nucleari civili tramite Bushehr, difensore di un'architettura multipolare delle relazioni internazionali e partner strategico privilegiato di Pechino.
L'opinione della redazione
Il test del Sarmat non è né una sorpresa tecnica, né una rivoluzione strategica: è un biglietto da visita. Vladimir Putin, isolato in Ucraina, marginalizzato sulla questione iraniana, sa che non può permettersi di essere assente dal vertice di Pechino. Non essendo invitato, si invita attraverso un missile interposto. Questa diplomazia della dimostrazione nucleare, ereditata dalla Guerra Fredda, funziona finché nessuno la prende troppo sul serio. Il vero pericolo non è il Sarmat stesso – è l'assenza totale di garanzie convenzionali dopo la scadenza del New START tra nove mesi. Senza un nuovo trattato, senza un nuovo quadro, senza una nuova generazione di diplomatici capaci di parlare tanto agli ingegneri quanto ai generali, il mondo entra quest'anno in un'era in cui la deterrenza nucleare torna ad essere un terreno di improvvisazione. Ed è questo, più che il test di martedì, che dovrebbe preoccuparci.
Da ricordare
- Martedì 12 maggio 2026, la Russia ha effettuato con successo un test di un nuovo missile balistico intercontinentale Sarmat da Plessetsk.
- Vladimir Putin annuncia una messa in allerta operativa entro la fine dell'anno 2026.
- Gittata annunciata: 35.000 km. Capacità: una decina di testate nucleari MIRV più planatori ipersonici Avangard.
- Il programma aveva conosciuto diversi intoppi, tra cui un test fallito nel 2023 che aveva danneggiato un silo.
- Il trattato New START scadrà nel febbraio 2026 senza quadro di sostituzione negoziato.
- La NATO denuncia «una provocazione calcolata»; la deterrenza francese si dichiara «in alcun modo messa in discussione».
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