I mercati finanziari globali affrontano la sesta settimana del conflitto americano-iraniano in un clima di pessimismo senza precedenti. Richard Harris, direttore generale di Port Shelter Investment Management, ha dichiarato lunedì su CNBC che i modelli di ripresa osservati durante le crisi precedenti — guerra del Golfo del 1991, invasione dell'Iraq nel 2003, tensioni iraniane del 2020 — non si applicano più alla situazione attuale. «I mercati hanno superato un punto di non ritorno», ha affermato, invocando un rallentamento strutturale della crescita e un duraturo ritiro dei consumatori. (Fonte: CNBC)
I numeri danno ragione ai pessimisti. L'S&P 500 ha perso il 14% dal 28 febbraio, data di inizio delle ostilità. Il Nasdaq arretra del 18%, zavorrato dai titoli tecnologici particolarmente sensibili alle prospettive di crescita. In Europa, l'Euro Stoxx 50 cede l'11% e il CAC 40 francese perde il 13%. I mercati asiatici non sono risparmiati: il Nikkei giapponese e l'Hang Seng di Hong Kong registrano cali rispettivi del 15% e del 17%. In totale, la capitalizzazione di mercato mondiale si è ridotta di oltre 8.000 miliardi di dollari in cinque settimane. (Fonte: Bloomberg, Financial Times)
Il petrolio costituisce l'epicentro della crisi. Il Brent ha superato i 115 dollari al barile, un livello inedito dal 2022, e le minacce di Trump potrebbero spingerlo oltre i 120 dollari. La chiusura dello stretto di Hormuz — attraverso il quale transitano 17 milioni di barili al giorno — ha provocato uno shock dell'offerta che le riserve strategiche americane, europee e cinesi compensano solo parzialmente. L'Agenzia Internazionale dell'Energia (AIE) ha raccomandato ai suoi membri di rilasciare 2 milioni di barili al giorno dalle loro scorte strategiche, una misura eccezionale che non era stata attivata su questa scala dalla guerra del Golfo. (Fonte: Reuters, AIE)
La Federal Reserve americana si trova in una posizione impossibile. L'inflazione, ripartita al rialzo sotto l'effetto dell'impennata del petrolio, militerebbe in linea di principio per un aumento dei tassi di interesse. Ma il rallentamento economico provocato dal conflitto e l'incertezza geopolitica richiedono al contrario un allentamento monetario. I mercati anticipano ormai uno status quo prolungato della Fed, il che priva gli investitori della loro ultima rete di sicurezza. Le obbligazioni statali americane, tradizionalmente considerate un valore rifugio, vedono i loro rendimenti fluttuare in modo erratic, segno di una perdita di punti di riferimento generalizzata. (Fonte: CNBC, Wall Street Journal)
Per gli investitori privati, gli analisti raccomandano estrema prudenza. I fondi in oro e le materie prime agricole sovraperformano dall'inizio del conflitto, mentre le criptovalute — un tempo presentate come un rifugio alternativo — subiscono anch'esse il contagio ribassista, con Bitcoin che ha perso il 22% in un mese. I gestori patrimoniali consigliano di ridurre l'esposizione alle azioni, di privilegiare le obbligazioni a breve termine e di diversificare geograficamente verso i mercati meno esposti al rischio mediorientale, in particolare l'America Latina e l'Asia sud-orientale. (Fonte: Bloomberg, Financial Times)





