Il governo iraniano ha chiarito la sua posizione questo lunedì 6 aprile 2026, respingendo categoricamente qualsiasi riapertura dello Stretto di Hormuz nell'ambito di un accordo temporaneo. Il portavoce della diplomazia iraniana ha dichiarato durante una conferenza stampa a Teheran che la chiusura del passaggio costituisce l'«unica garanzia di sicurezza» del paese di fronte all'«aggressione americano-sionista». Questa posizione riduce considerevolmente le possibilità di successo della proposta di cessate il fuoco di quarantacinque giorni presentata da Egitto, Pakistan e Turchia. (Fonte: Reuters, CNN)

La logica iraniana si basa su un calcolo strategico limpido. Dalla chiusura di Hormuz il 28 febbraio, l'Iran dispone della sua leva di negoziazione più potente della sua storia. Lo stretto, largo 33 chilometri nel suo punto più stretto, vede transitare quotidianamente circa 17 milioni di barili di petrolio, ovvero un quinto del consumo mondiale. La sua chiusura ha provocato un'impennata dei prezzi del petrolio che colpisce duramente le economie occidentali, costringendo gli Stati Uniti a attingere alle loro riserve strategiche a un ritmo insostenibile a lungo termine. Riaprire lo stretto in cambio di un semplice cessate il fuoco temporaneo equivarrebbe, agli occhi di Teheran, a rinunciare senza contropartita a quest'arma economica. (Fonte: Al Jazeera, Financial Times)

Gli analisti geopolitici sottolineano che la posizione iraniana non è priva di razionalità. L'ex ministro degli Esteri Javad Zarif ha d'altronde proposto la sua road map di pace, includendo un cessate il fuoco permanente, il ritiro delle forze americane dal Golfo, la revoca di tutte le sanzioni economiche e il riconoscimento del programma nucleare civile iraniano. Questa proposta massimalista ha poche probabilità di essere accettata da Washington, ma fissa il quadro di ciò che Teheran considera le condizioni minime per un accordo duraturo. (Fonte: Al Jazeera, Washington Post)

La fermezza iraniana pone i mediatori in una posizione delicata. Egitto, Pakistan e Turchia hanno investito un considerevole capitale diplomatico nella loro proposta di cessate il fuoco, e il fallimento di questa iniziativa potrebbe portare a una grave escalation militare — in particolare se Trump attuerà le sue minacce dopo la scadenza del suo ultimatum martedì sera. Il Bahrein e gli Emirati Arabi Uniti, direttamente colpiti dagli attacchi iraniani, sostengono una risoluzione del Consiglio di Sicurezza che imponga la riapertura di Hormuz, ma Russia e Cina hanno già segnalato la loro opposizione a qualsiasi risoluzione percepita come favorevole alla posizione americana. (Fonte: Reuters, BBC)

In sottofondo, la questione di Hormuz va oltre il conflitto attuale. Lo stretto è diventato il simbolo di una vulnerabilità strutturale dell'economia mondiale: un passaggio stretto di pochi chilometri la cui chiusura è sufficiente a destabilizzare i mercati energetici planetari. Qualunque sia l'esito del conflitto, la crisi del 2026 accelererà probabilmente la diversificazione delle forniture petrolifere, lo sviluppo di rotte alternative e la transizione energetica verso fonti meno dipendenti dalla geografia del Medio Oriente. (Fonte: Financial Times, Bloomberg)