Il Comando Centrale Americano (CENTCOM) ha annunciato, nella notte tra lunedì 25 e martedì 26 maggio 2026, una serie di attacchi militari condotti nel sud dell'Iran, nella regione di Bandar Abbas — un punto strategico che controlla l'ingresso dello Stretto di Hormuz. Secondo il comunicato ufficiale ripreso da CNBC e Stars and Stripes, sono state colpite due imbarcazioni dei Guardiani della Rivoluzione Islamica, che stavano posando mine nello stretto, e un sito di lancio di missili terra-aria che aveva preso di mira velivoli americani. Il capitano di vascello Tim Hawkins, portavoce del CENTCOM, ha parlato di «attacchi di autodifesa per proteggere le nostre truppe dalle minacce poste dalle forze iraniane».
Una simultaneità inquietante con la diplomazia
Nello stesso momento in cui i missili colpivano i dintorni di Bandar Abbas, una delegazione iraniana di alto livello atterrava a Doha, in Qatar, per riprendere i colloqui volti a riaprire completamente lo Stretto di Hormuz e a trasformare il fragile cessate il fuoco in un accordo duraturo. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha affermato esplicitamente che «un accordo rimane possibile» e ha presentato gli attacchi come un «incidente isolato» senza impatto sulla sequenza diplomatica. Su Truth Social, il presidente Donald Trump ha pubblicato solo tre parole: «Peace Through Strength». Una dottrina antica — quella di Ronald Reagan — applicata a un teatro dove il minimo attacco può far deragliare un mese di discussioni.
Teheran denuncia una violazione del cessate il fuoco
La reazione iraniana è stata immediata. I Guardiani della Rivoluzione affermano di aver abbattuto un drone americano MQ-9 Reaper in risposta agli attacchi, e di aver aperto il fuoco su un drone RQ-4 e su un caccia F-35 che avevano violato lo spazio aereo iraniano — affermazioni non confermate da Washington. Teheran ha ufficialmente accusato gli Stati Uniti di una «violazione flagrante del cessate il fuoco» in vigore da diverse settimane, e ha minacciato «legittime rappresaglie». Fonti iraniane hanno inoltre indicato al corrispondente di Al Jazeera che anche il CGRI aveva preso di mira una nave in mare prima degli attacchi americani — ciascuna parte scaricando sull'altra la responsabilità dell'escalation.
La posta in gioco energetica mondiale
La gola di Hormuz concentra, in tempi normali, circa un quinto del commercio mondiale di idrocarburi. Dall'inizio della guerra aperta all'inizio del 2026, il flusso di petrolio che transita per lo stretto è sceso a circa il 30% del suo livello abituale nel primo trimestre, secondo le stime diffuse dall'Energy Information Administration americana e riprese dalle agenzie di stampa economiche. Le mine iraniane, se non neutralizzate rapidamente, costituiscono una minaccia diretta per le petroliere e pesano sul prezzo del Brent. I negoziatori riuniti a Doha il 26 maggio devono quindi trattare, parallelamente alle questioni militari e nucleari, una crisi energetica regionale che si ripercuote in Europa, in Asia e persino sui mercati americani.
Tre scenari credibili, lo stesso punto di equilibrio
Nelle cancellerie, vengono studiati tre scenari. Il primo, ottimistico, punta su un accordo globale che associ il ritiro iraniano delle mine, la sospensione degli attacchi americani e garanzie rafforzate sul programma nucleare iraniano — il nodo politico di ogni soluzione duratura. Il secondo, più cupo, anticipa un'escalation graduale che rafforzerebbe le fazioni più dure sia a Teheran che a Washington, fino a condannare qualsiasi negoziazione. Il terzo, probabilmente il più probabile a breve termine, prevede la continuazione di un ciclo alternato di attacchi mirati e discussioni a Doha, né guerra totale né pace vera. La finestra diplomatica è ancora aperta questo 26 maggio — ma per un soffio.
Il parere della redazione
C'è qualcosa di profondamente cinico nell'immagine di queste bombe che cadono mentre i diplomatici fanno le valigie per Doha. Washington padroneggia l'arte della massima pressione, ma ogni attacco presentato come «difensivo» indebolisce un po' di più l'architettura della fiducia senza la quale nessun accordo è sostenibile. Teheran non è innocente: posare mine in uno stretto internazionale in periodo di cessate il fuoco è tentare il destino. Questo conflitto assomiglia sempre più a una partita a poker in cui i due giocatori bluffano — ma in cui è il resto del mondo a pagare le puntate, in barili di petrolio e in vite umane.
Da ricordare
- Il CENTCOM ha colpito due imbarcazioni del CGRI che posavano mine e un sito SAM a Bandar Abbas nella notte tra il 25 e il 26 maggio 2026.
- Gli attacchi sono avvenuti mentre una delegazione iraniana atterrava a Doha per i colloqui.
- L'Iran denuncia una «violazione flagrante» del cessate il fuoco e minaccia rappresaglie.
- Il flusso petrolifero via Hormuz è sceso a circa il 30% del suo livello abituale nel 1° trimestre 2026 (EIA).
- Marco Rubio definisce gli attacchi un «incidente isolato» e mantiene il calendario dei negoziati.
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