Dal 28 febbraio 2026, il Medio Oriente è precipitato in un conflitto di un'ampiezza inedita da decenni. L'operazione americano-israeliana denominata «Epic Fury» ha scatenato una guerra aperta contro l'Iran, trascinando con sé i fragili equilibri del Golfo Persico, del Libano e dell'Iraq. Tre mesi dopo il primo attacco, a che punto siamo?

Cosa ha scatenato la guerra

La morte di Ali Khamenei durante un attacco americano-israeliano ha rappresentato il punto di svolta. Da allora, l'Iran ha risposto con migliaia di droni Shahed e missili balistici diretti contro le monarchie del Golfo — Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Bahrain. Lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale transitano solitamente il 20% delle esportazioni mondiali di petrolio e gas naturale, è stato temporaneamente chiuso più volte, spingendo il prezzo del barile oltre i 100 dollari.

Un nuovo leader supremo, Mojtaba Khamenei, figlio del defunto, è stato designato dall'Iran. La sua legittimità rimane contestata, sia all'interno del paese che sulla scena internazionale.

Un cessate il fuoco precario

Il 3 giugno 2026, droni e missili iraniani hanno preso di mira l'aeroporto internazionale del Kuwait e diverse città del Bahrain, nonostante le promesse di de-escalation. La Francia ha condannato questi attacchi nei termini più fermi e ha riaffermato la sua solidarietà con i suoi partner del Golfo. Parigi chiede un cessate il fuoco duraturo e una robusta soluzione diplomatica, l'unica in grado di evitare una nuova escalation regionale.

Le monarchie del Golfo, a lungo considerate zone sicure e prospere, vedono turisti ed espatriati fare i bagagli. L'instabilità pesa sulle economie locali, molto dipendenti dai flussi di capitali internazionali.

Il costo umano: difficile da quantificare

Diverse migliaia di morti e quasi un milione di persone sfollate sono citati nelle stime parziali disponibili. I belligeranti praticano un'informazione strettamente controllata, rendendo estremamente difficile qualsiasi stima indipendente. Tre soldati americani sono ufficialmente morti dall'inizio delle operazioni, secondo il Pentagono.

Quali prospettive?

La diplomazia francese rimane attivamente impegnata. Il ministro degli Affari Esteri Jean-Noël Barrot ha ricevuto il suo omologo kuwaitiano il 15 maggio e mantiene contatti regolari con le parti. L'Unione Europea spinge anche per una ripresa dei negoziati sul programma nucleare iraniano — l'unico quadro che, secondo le cancellerie europee, permette di stabilire una pace duratura.

Sul campo, l'esaurimento delle risorse iraniane in missili e droni potrebbe aprire una finestra di de-escalation nelle prossime settimane. Ma nessuna delle parti ha ufficialmente segnalato la volontà di negoziare un cessate il fuoco formale.

Da ricordare

  • Tre mesi di guerra dal 28 febbraio 2026 e l'operazione «Epic Fury».
  • Mojtaba Khamenei designato guida suprema dopo la morte del padre.
  • Barile di petrolio oltre i 100 dollari per effetto delle perturbazioni dello Stretto di Hormuz.
  • Francia attiva diplomaticamente, in contatto con il Kuwait e l'UE.
  • Nessun negoziato formale di cessate il fuoco ad oggi.