È una cifra che preoccupa l'intero sistema sanitario africano: 159 morti e 622 casi probabili. Questo bilancio, fornito giovedì 21 maggio 2026 a Dakar dal ministro della Salute congolese Samuel Roger Kamba a margine di un viaggio regionale e riportato dall'Agenzia di Stampa Senegalese, segna un ulteriore aggravamento della diciassettesima epidemia di Ebola che infuria nella Repubblica Democratica del Congo, principalmente nella provincia orientale dell'Ituri. In soli dieci giorni, il numero di casi sospetti è quasi raddoppiato — era di 350 il 17 maggio, di 513 il 19, e raggiunge quindi 622 questo 21 maggio.
Un ceppo Bundibugyo dai contorni ancora incerti
Il ceppo in questione, identificato a fine aprile dall'Istituto Nazionale di Ricerca Biomedica di Kinshasa, è la variante Bundibugyo, dal nome del distretto ugandese dove era stata descritta per la prima volta nel 2007. Meno letale del ceppo Zaire — la mortalità osservata si aggira intorno al 25%-30% contro il 50%-60% abituale — rimane comunque temibile, in particolare perché i vaccini disponibili, concepiti contro il ceppo Zaire, offrono solo una protezione crociata parziale. Questa è una delle grandi sfide dell'attuale risposta sanitaria.
L'epicentro: Bunia, Mongwalu e le zone minerarie
L'epidemia è concentrata in due focolai principali: la città di Bunia, capitale dell'Ituri, che conta quasi 400.000 abitanti, e il centro minerario di Mongwalu, a 80 chilometri a nord-est, famoso per i suoi giacimenti auriferi. Questa geografia complica considerevolmente la risposta: la zona è densamente popolata, attraversata costantemente da cercatori d'oro e commercianti transfrontalieri, e soggetta all'insicurezza cronica causata dai gruppi armati CODECO e ADF. Secondo RFI, diverse squadre di operatori sanitari sono già state contaminate in strutture sanitarie di Bunia, per mancanza di adeguati dispositivi di protezione individuale.
Stregoneria e sfiducia, l'altra epidemia
Nel suo punto stampa del 16 maggio a Bunia, il ministro Kamba aveva riconosciuto che le sfide non erano solo mediche. La credenza, ancora molto diffusa in alcune comunità, che i decessi siano causati dalla stregoneria frena considerevolmente la dichiarazione dei casi e l'accettazione dei protocolli di isolamento. Diverse squadre mobili dell'OMS e di Medici Senza Frontiere sono state attaccate da famiglie che si rifiutavano di seppellire i corpi in modo sicuro. A ciò si aggiunge la sfiducia nei confronti del potere centrale, esacerbata dalla situazione di sicurezza: in alcuni villaggi, l'arrivo di una squadra vaccinale è percepito come un'operazione politica prima che un intervento sanitario.
L'OMS lancia l'allarme, la risposta si organizza
Da Ginevra, il direttore generale dell'OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha pubblicato giovedì un comunicato invitando i donatori internazionali a sbloccare con urgenza 95 milioni di dollari per finanziare la risposta. Il meccanismo CEPI ha già sbloccato 12 milioni per accelerare la produzione del vaccino candidato contro il ceppo Bundibugyo sviluppato dall'IAVI. Sul campo, sono state dispiegate 18 squadre mobili e sono state somministrate 6.800 dosi di vaccino Ervebo — sebbene progettato contro il ceppo Zaire — in mirata circoncisione, nella speranza di un effetto protettivo crociato parziale. Il confine ugandese, a soli 80 chilometri da Bunia, è oggetto di sorveglianza epidemiologica rafforzata dal 12 maggio.
Una diciassettesima epidemia che dice molto
La RDC ha già vissuto sedici epidemie di Ebola dalla scoperta del virus nel 1976 nel villaggio di Yambuku — la precedente, nel 2025, era stata circoscritta in meno di quattro mesi. Se la traiettoria attuale preoccupa, è proprio perché si discosta dallo schema abituale: estensione geografica rapida, contaminazione degli operatori sanitari, sfiducia comunitaria e insicurezza. Secondo Jean-Jacques Muyembe, virologo congolese che co-scoprì il virus, intervistato da Radio Okapi, «se non conteniamo il focolaio di Bunia entro tre settimane, rischiamo una diffusione regionale che ricorderà quella del 2014 in Africa occidentale». L'epidemia dell'Africa occidentale del 2014-2016 aveva causato più di 11.000 decessi.
Un primo caso fuori dall'Ituri, nella zona M23
Questa è l'altra informazione importante di questo giovedì 21 maggio. Per la prima volta dall'inizio dell'epidemia, un caso è stato confermato al di fuori della provincia di Ituri: a Bukavu, capitale del Sud-Kivu, in una zona sotto il controllo del gruppo armato AFC/M23 da febbraio 2025. Secondo il comunicato pubblicato dal portavoce del movimento e riportato da franceinfo, le analisi confermano un caso positivo in un uomo di 28 anni proveniente da Kisangani, nella provincia della Tshopo — dove nessun caso era stato registrato finora. Il paziente è deceduto prima della conferma della diagnosi. Sulla base dei propri dati, l'OMS sospetta che il virus circolasse probabilmente da diversi mesi e stima il bilancio a 139 morti per quasi 600 casi probabili, mentre il ministero della Salute congolese, da parte sua, avanza la cifra di 159 decessi e 622 casi sospetti. L'agenzia delle Nazioni Unite, che mercoledì giudicava il rischio epidemico «elevato» per l'Africa centrale ma «basso» a livello mondiale, vede questa estensione geografica come un importante segnale di allarme. Conseguenza diplomatica immediata: l'India e l'Unione Africana hanno posticipato il vertice Africa–India inizialmente previsto dal 28 al 31 maggio a Nuova Delhi.
L'impatto economico e migratorio
L'Ituri è una delle province più povere del paese e una delle principali fonti di oro artigianale della regione. Le prime stime della Camera delle Miniere di Bunia parlano di un calo del 40% dell'attività dalla fine di aprile, per mancanza di manodopera disponibile e a causa delle restrizioni di circolazione. Il governo ugandese vicino ha annunciato la sospensione di tutti i transiti transfrontalieri non essenziali a partire da lunedì 25 maggio, misura che preoccupa le ONG umanitarie: 110.000 rifugiati vivono attualmente in campi frontalieri e dipendono dagli approvvigionamenti provenienti da Bunia.
L'opinione della redazione
La curva è chiara: in dieci giorni, il numero di casi è quasi raddoppiato, e l'epidemia sta ora superando i confini provinciali con un primo caso confermato nel Sud-Kivu. Questo è precisamente il profilo che distingue un'epidemia gestibile da un'epidemia che sfugge di mano. La RDC dispone di un'expertise sanitaria di classe mondiale — Jean-Jacques Muyembe, l'INRB, le squadre formate sulle sedici epidemie precedenti — ma si scontra con un cocktail particolarmente pericoloso: ceppo meno coperto dai vaccini esistenti, insicurezza armata, sfiducia culturale, zona mineraria transfrontaliera, e ora propagazione in territorio controllato da un gruppo armato. La comunità internazionale ha una finestra d'azione di tre-quattro settimane per impedire che questo focolaio diventi una crisi regionale. I 95 milioni richiesti dall'OMS, che sembrano considerevoli, rappresentano solo una frazione di ciò che costerebbe un'epidemia fuori controllo. Bisogna sbloccarli. Ora.
Da ricordare
- Giovedì 21 maggio 2026: nuovo bilancio ufficiale della 17ª epidemia di Ebola in RDC annunciato dal ministro Kamba — 159 morti, 622 casi sospetti (APS Sénégal). L'OMS, sulla base dei propri dati, registra 139 morti per quasi 600 casi probabili (franceinfo).
- Primo caso confermato fuori dall'Ituri: a Bukavu (Sud-Kivu), in zona controllata dal M23, in un paziente proveniente da Kisangani.
- Conseguenza diplomatica: il vertice Africa–India di Nuova Delhi (28–31 maggio) è rinviato.
- Ceppo Bundibugyo, identificato a fine aprile 2026, mortalità del 25-30%.
- Focolai principali: Bunia (capitale dell'Ituri) e Mongwalu, zona mineraria aurifera.
- L'OMS giudica il rischio «elevato» per l'Africa centrale, «basso» a livello mondiale.
- Sorveglianza epidemiologica rafforzata al confine ugandese dal 12 maggio.
Fonti :





