È un testo atteso da diversi anni che ha appena superato una tappa decisiva. I deputati hanno adottato la proposta di legge che apre un diritto all'aiuto a morire, con un voto finale previsto per il prossimo 15 luglio per completare il percorso parlamentare del testo. Questo progresso legislativo segna una svolta in un dibattito sociale che attraversa la Francia da anni, tra i sostenitori di una nuova libertà offerta ai malati terminali e i difensori di un modello incentrato esclusivamente sulle cure palliative.
Un quadro rigoroso, pensato per evitare abusi
Il testo stabilisce condizioni rigorose per l'accesso al dispositivo. Riguarda solo le persone affette da malattie gravi e incurabili che compromettono la loro prognosi vitale, e non tutte le situazioni di sofferenza o disabilità. Questa delimitazione precisa mira a rispondere in anticipo alle critiche più frequentemente rivolte a questo tipo di legislazione, vale a dire il rischio di un'estensione progressiva dei criteri di ammissibilità, un fenomeno osservato in alcuni paesi che hanno legiferato in precedenza su questo argomento.
Una frattura che attraversa i partiti
Il voto è stato preceduto da accesi dibattiti, riflesso di una frattura che non segue i tradizionali clivage partitici. I sostenitori del testo vi vedono il culmine di una battaglia per l'autonomia individuale e la dignità di fronte alla sofferenza, nella continuità delle leggi Leonetti e poi Claeys-Leonetti che avevano progressivamente ampliato i diritti dei pazienti terminali senza mai compiere il passo dell'aiuto attivo a morire. Altre voci si levano al contrario per denunciare ciò che percepiscono come una regressione sociale.
L'allarme delle associazioni di persone con disabilità
È il caso, in particolare, delle associazioni che rappresentano le persone con disabilità, di cui diverse figure hanno espresso viva preoccupazione dopo il voto. Alcune hanno denunciato un testo accusato di mettere in pericolo le persone malate e disabili, in un contesto sociale da loro giudicato iper-validista e inegualitario. L'argomento centrale: una scelta non è mai totalmente libera quando si inserisce in una società che già precarizza le persone vulnerabili, per mancanza di mezzi sufficienti allocati alle cure palliative e all'accompagnamento della terza età e della disabilità.
Il ritardo francese nelle cure palliative
Questo punto cristallizza la maggior parte delle critiche rivolte al governo dall'inizio dell'esame del testo: il timore che l'aiuto a morire diventi, di fatto, una soluzione di ripiego per mancanza di un'offerta di cure palliative sufficientemente sviluppata su tutto il territorio. La Francia accusa infatti un ritardo strutturale in materia, con importanti disparità tra i dipartimenti nell'accesso a questi servizi.
Due settimane decisive
Fino al voto finale del 15 luglio, il testo potrebbe ancora essere oggetto di aggiustamenti, in particolare sulle precise modalità della clausola di coscienza concessa ai professionisti sanitari o sui tempi di riflessione imposti ai pazienti. I prossimi giorni si preannunciano decisivi, sia per i parlamentari che per tutti gli attori del mondo medico e associativo mobilitati su questo dossier da mesi.
L'opinione della redazione
Un tema sociale tra i più sensibili che ci siano. La legittimità delle preoccupazioni espresse dalle associazioni di persone con disabilità non può essere liquidata con una scrollata di spalle: esse ricordano a ragione che una legge sulla libertà produce gli effetti attesi solo in una società in grado, a monte, di garantire ai più vulnerabili i mezzi materiali per una vera scelta.





