È un sollievo di diversi mesi quello che si è espresso venerdì 24 aprile 2026 nei corridoi del Berlaymont. Dopo una procedura accelerata avviata mercoledì sera, i Venti-Sette hanno dato il loro via libera a un prestito di 90 miliardi di euro – circa 179,8 miliardi di dollari – destinato a coprire le esigenze economiche e militari dell'Ucraina per i prossimi due anni. Lo sblocco pone fine a mesi di paralisi politica provocata dal veto ungherese e arriva nel momento in cui Kiev si avvicina al quarto anniversario dell'invasione russa su larga scala, in una situazione di bilancio sempre più tesa.

La revoca dell'ostacolo ungherese

L'elemento scatenante risiede in una decisione tecnica: Kiev ha accettato martedì 22 aprile 2026 di riaprire il tratto ucraino dell'oleodotto Druzhba, interrotto da fine gennaio, che trasporta greggio russo verso l'Ungheria e la Slovacchia. Per Budapest e Bratislava, due capitali molto dipendenti da questa arteria energetica, questa ripresa poneva fine a un blocco economico presentato come insostenibile. In cambio, Viktor Orbán ha ritirato il suo veto sul prestito europeo, che fino a quel momento aveva bloccato in nome della "difesa degli interessi ungheresi". Il Primo Ministro slovacco Robert Fico ha seguito senza difficoltà. Il Commissario europeo per il Bilancio, Piotr Serafin, ha salutato "un compromesso lucido che dimostra che l'Europa sa trovare la via per un accordo anche quando tutto sembra bloccato".

Un meccanismo finanziario inedito

Il prestito di 90 miliardi di euro si basa su due componenti. La prima, di circa 45 miliardi, sarà finanziata da prestiti contratti direttamente dalla Commissione Europea sui mercati e garantiti dal bilancio comunitario – uno schema già collaudato per il piano di ripresa NextGenerationEU. La seconda, equivalente, prenderà la forma di un "prestito di riparazione" garantito dagli circa 200 miliardi di attività sovrane russe bloccate nell'Unione dal 2022, principalmente presso Euroclear in Belgio. Bruxelles non ha confiscato il capitale, ma utilizza i flussi finanziari generati da questi asset per coprire il servizio del debito. Un'innovazione giuridica che Mosca ha subito denunciato come "un furto palese" per voce di Serguei Lavrov.

Un nuovo pacchetto di sanzioni contro Mosca

I Venti-Sette hanno anche adottato un 20° pacchetto di sanzioni, anch'esso bloccato per settimane dal veto ungherese. Le principali misure: l'iscrizione di 117 nuove entità e personalità sulla lista nera, il targeting di ulteriori 47 navi della "flotta fantasma" russa utilizzata per aggirare il tetto del G7 sul petrolio, restrizioni rafforzate sulle esportazioni di componenti a duplice uso (droni, microprocessori, macchine utensili) e un meccanismo accelerato per vietare a termine qualsiasi importazione di gas naturale liquefatto russo nel 2028. Bruxelles ha anche annunciato una dotazione aggiuntiva di 6 miliardi di euro per sostenere le infrastrutture energetiche ucraine, duramente colpite per tutto l'inverno.

Kiev respira, ma resta sotto pressione

A Kiev, il Presidente Volodymyr Zelensky ha salutato una decisione "storica" che "garantisce la sopravvivenza economica dell'Ucraina nel 2026 e 2027". Il Ministero delle Finanze ucraino stimava fino ad allora a circa 38 miliardi di euro il deficit di finanziamento per il solo anno 2026. Il prestito europeo, coniugato ai contributi del FMI, del G7 e agli impegni bilaterali americani – attualmente bloccati al Congresso – permette di coprire le esigenze immediate. Ma l'inquietudine permane: la Russia ha rilanciato un'offensiva di logoramento nel Donbass e minaccia ormai direttamente le città di Pokrovsk e Kostiantynivka. Senza un nuovo massiccio sforzo militare, il denaro europeo potrebbe essere solo un rinvio, non una soluzione.

Una vittoria politica per von der Leyen

L'accordo costituisce soprattutto una vittoria personale per Ursula von der Leyen, la cui strategia di accoppiare concessioni energetiche e sblocco politico ha finito per pagare. La Presidente della Commissione, che venerdì celebrava la sua 18ª riunione dedicata all'Ucraina dall'inizio del suo secondo mandato, ha ricordato che "l'Europa ha mantenuto la parola". Resta da trasformare il successo diplomatico in effetto economico: i primi esborsi dovrebbero avvenire prima della fine di giugno 2026, il che suppone un'implementazione operativa rapida da parte della Banca Europea per gli Investimenti e del Tesoro lussemburghese.

L'opinione della redazione

L'accordo del 24 aprile 2026 è più di una proroga finanziaria: è la dimostrazione che, a 27, l'Unione Europea sa ancora evitare l'autoparalisi quando la posta in gioco è esistenziale. Ma non inganniamoci sulla natura del compromesso: Bruxelles ha pagato in petrolio russo una decisione che avrebbe dovuto rientrare nella semplice solidarietà europea. Il veto ricorrente di Budapest agisce ormai come una tassa politica permanente sulla difesa dell'Ucraina – un'anomalia democratica che prima o poi dovrà essere risolta dalla revisione delle regole di unanimità. Nel merito, il meccanismo agganciato agli asset russi è un'innovazione giuridica importante, che apre la strada a un precedente: Mosca pagherà il conto della propria aggressione. È moralmente giusto e strategicamente abile, ma trasforma anche l'Europa in parte direttamente coinvolta in una guerra di cui non fissa né il calendario né le condizioni di fine. La vera domanda, d'ora in poi, non è più "come finanziare Kiev", ma "fino a che punto l'Europa è disposta ad andare da sola, se Washington si tirasse indietro domani".

Da ricordare

  • Prestito europeo di 90 miliardi di euro (179,8 miliardi di dollari) approvato il 24 aprile 2026 per il 2026-2027.
  • Veto ungherese revocato dopo la riapertura dell'oleodotto Druzhba (Ungheria, Slovacchia).
  • Meccanismo agganciato ai ~200 miliardi di euro di asset russi bloccati nell'UE.
  • 20° pacchetto di sanzioni: 117 nuove entità, 47 navi della "flotta fantasma".
  • Primi esborsi attesi prima della fine di giugno 2026.

Fonti: - BBC News — EU approves €90bn loan for Ukraine as pipeline is turned on ending deadlock, 22-24 aprile 2026 - Euronews — EU approves €90 billion loan for Ukraine after Hungary lifts controversial veto, 23 aprile 2026 - AP News — EU close to approving a $106B loan for Ukraine after months of deadlock, 22 aprile 2026 - 1News — EU approves $180b loan package to help Ukraine after Hungary lifts its veto, 24 aprile 2026