Il governatorato di Agadez ha confermato giovedì e poi venerdì la morte di 49 persone in una zona remota del Sahara nigeriano, a più di 80 chilometri a ovest di Assamaka, il principale posto di frontiera tra il Niger e l'Algeria. La tragedia si è consumata nell'arco di diversi giorni: un camion che trasportava un gruppo di viaggiatori provenienti dalla città maliana di Talhandek si è guastato in una zona senza strade, senza acqua e senza comunicazioni.
Nigeriani di ritorno per l'Aid al-Adha
I passeggeri — nigeriani che tornavano a casa per celebrare l'Aid al-Adha con le loro famiglie — hanno tentato invano di riparare il veicolo. L'autista, i suoi assistenti e i viaggiatori hanno unito le forze, ma il guasto si è rivelato insormontabile. Sotto temperature superiori ai 45 °C, senza una riserva d'acqua sufficiente, il gruppo si è progressivamente stremato.
Due sopravvissuti, 49 corpi attorno al camion
Solo due membri del gruppo sono riusciti a sopravvivere camminando per oltre 50 chilometri sotto il caldo torrido del deserto per raggiungere un punto d'acqua e poi Assamaka, dove hanno potuto allertare le autorità. La delegazione inviata sul posto dal governatore della regione di Agadez, il generale Ibra Boulama Issa, ha scoperto uno spettacolo che ha definito «particolarmente sconcertante»: decine di corpi giacevano sotto e intorno al camion immobilizzato. Le vittime sono state seppellite sul posto in fosse comuni, poiché lo stato dei corpi e la lontananza del sito non consentivano il loro rimpatrio.
Un corridoio di morte ben noto
L'area di Assamaka è uno dei nodi più frequentati delle rotte migratorie trans-sahariane, percorse ogni anno da decine di migliaia di persone che cercano di raggiungere l'Algeria, la Libia e, *in fine*, l'Europa. Ma la tragedia di questo fine settimana non riguarda migranti nel senso classico: si tratta di cittadini nigeriani che effettuavano un viaggio interno per motivi religiosi. Il governatore di Agadez ha sottolineato nel suo comunicato «la vulnerabilità dei giovani impegnati in attività migratorie ed economiche transfrontaliere, spesso costretti ad attraversare zone instabili per sopravvivere o cercare migliori condizioni di vita», e ha annunciato l'apertura di un'indagine.
L'OIM lancia l'allarme da anni
L'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni documenta regolarmente incidenti simili in questa regione. Diverse centinaia di decessi erano già stati registrati negli ultimi anni nel triangolo Niger-Mali-Algeria. Le ONG presenti nella zona denunciano da tempo l'assenza di punti d'acqua segnalati, di ripetitori radio e di sistemi di soccorso efficaci su questi corridoi di transito, mentre le politiche migratorie europee spingono un numero maggiore di candidati verso itinerari sempre più periferici e quindi sempre più mortali.
L'opinione della redazione
Quarantanove persone morte di sete per tornare a festeggiare l'Aid. Non «migranti» nel senso mediatico del termine: persone che tornavano a casa. Questo deserto uccide indiscriminatamente, e il mondo continua a guardare altrove. L'assenza di segnalazioni, soccorsi o semplici riserve d'acqua su questi assi di transito non è una fatalità — è una scelta politica che nessuno vuole assumersi.
Da ricordare
- 49 morti di sete nel Sahara nigeriano, a più di 80 km da Assamaka, inizio giugno 2026.
- Vittime: nigeriani di ritorno dal Mali per l'Aid al-Adha, e non migranti economici.
- Guasto irreparabile del camion in una zona senza acqua né comunicazioni.
- Solo 2 sopravvissuti: hanno camminato per oltre 50 km per allertare i soccorsi.
- Corpi inumati sul posto in fosse comuni.
- Zona di Assamaka: nodo cruciale delle rotte migratorie trans-sahariane verso l'Europa.





