I prezzi del petrolio hanno superato la soglia simbolica dei 100 dollari al barile lunedì 13 aprile 2026, reagendo all'annuncio da parte del CENTCOM del blocco navale di tutti i porti iraniani. Il Brent, riferimento internazionale, ha raggiunto i 103,20 dollari all'inizio della sessione europea, con un aumento del 4,7 % rispetto alla chiusura di venerdì, riferisce CNN Business. Il WTI americano ha seguito, stabilizzandosi a 99,80 dollari.
L'onda d'urto si è propagata ai mercati azionari. L'Associated Press indica che le piazze asiatiche hanno registrato una maggioranza di ribassi: il Nikkei 225 ha perso l'1,8 %, l'Hang Seng il 2,1 %, mentre i futures sull'S&P 500 cedevano l'1,2 % prima dell'apertura di Wall Street. Solo il settore energetico ne trae vantaggio, con guadagni dal 3 al 5 % per le maggiori compagnie petrolifere come ExxonMobil e Shell. L'oro, bene rifugio per eccellenza, è progredito dell'1,3 % per stabilirsi a 3.285 dollari l'oncia.
Gli analisti di Goldman Sachs e JP Morgan hanno pubblicato note d'urgenza lunedì mattina. Se il blocco dello Stretto di Hormuz dovesse prolungarsi oltre una settimana, il Brent potrebbe raggiungere i 120 dollari, un livello che scatenerebbe un'ondata inflazionistica globale. «Lo Stretto di Hormuz rappresenta il 20 % del petrolio mondiale. Un blocco prolungato equivale a uno shock petrolifero paragonabile a quello del 1973», avverte un analista di Goldman citato dal Financial Times.
Per gli automobilisti e le famiglie, le conseguenze potrebbero essere rapide. I prezzi alla pompa in Europa, già elevati a causa delle tensioni da febbraio, rischiano di aumentare di 10-15 centesimi al litro nei prossimi giorni. Negli Stati Uniti, il gallone di benzina potrebbe superare nuovamente i 4,50 dollari, una soglia politicamente sensibile a meno di due anni dalle elezioni di medio termine. La Banca Centrale Europea e la Fed monitorano attentamente la situazione, poiché qualsiasi aumento duraturo del petrolio complicherebbe la loro strategia di taglio dei tassi.





