La corte d'appello di Parigi ha pronunciato, questo martedì, la sua attesissima decisione nel caso degli assistenti parlamentari del Rassemblement National. Marine Le Pen è stata condannata a tre anni di prigione, di cui uno fermo convertibile in braccialetto elettronico, nonché a 45 mesi di ineleggibilità, di cui 30 con sospensione condizionale. La presidente della corte, Michèle Agi, ha qualificato i fatti come particolarmente gravi, sia per gli importi sottratti che per la durata del sistema incriminato, che si è protratto dal 2004 al 2016.
Un verdetto che rimescola le carte
Questo verdetto chiude, almeno temporaneamente, una vicenda giudiziaria che da oltre un anno pesa sul futuro politico della leader del RN. In primo grado, nel marzo 2025, il tribunale penale di Parigi l'aveva condannata a cinque anni di ineleggibilità e quattro anni di prigione, di cui due con sospensione condizionale, una pena accompagnata da un'esecuzione provvisoria che aveva immediatamente suscitato polemiche impedendole teoricamente di candidarsi alle presidenziali del 2027. La corte d'appello ha rivisto la situazione: i 15 mesi di ineleggibilità ferma sono considerati già scontati dal primo giudizio, il che in teoria lascerebbe aperta la strada a una candidatura.
L'ostacolo del braccialetto elettronico
Rimane l'ostacolo del braccialetto elettronico. Marine Le Pen aveva avvertito, in un'intervista televisiva pochi giorni prima del verdetto, che non avrebbe potuto condurre la campagna in queste condizioni, spiegando che un candidato alla presidenza deve potersi muovere liberamente senza dipendere dall'autorizzazione di un magistrato. La sera stessa della sua condanna, ha annunciato sul palco del notiziario delle 20 di TF1 che avrebbe presentato ricorso in Cassazione, una mossa che, secondo lei, sospende l'esecuzione delle pene pronunciate in appello. «Ritengo che due giurisdizioni possano commettere un errore», ha dichiarato, affermando di voler esaurire tutte le vie di ricorso per difendere la sua innocenza in questo caso.
Anche la procura generale può presentare ricorso
La procuratrice generale presso la corte d'appello di Parigi, Marie-Suzanne Le Quéau, ha indicato che avrebbe preso la propria decisione riguardo a un ricorso nei giorni successivi, con il termine legale per ricorrere che scade il 20 luglio. Politicamente, la sequenza è ad alto rischio per il RN. Dopo la riunione dei suoi dirigenti nella sua nuova sede di rue Cortambert, nel 16° arrondissement di Parigi, Marine Le Pen avrebbe dovuto incontrare il giorno successivo Jordan Bardella al mercato di La Flèche, nella Sarthe, prima di riunire nel pomeriggio le istanze dirigenti del partito. Un'agenda che traduce la volontà della formazione di mostrare unità e continuità, qualunque sia l'esito giudiziario.
Ventiquattro altri imputati
Il dossier rimane delicato anche perché coinvolge altri ventiquattro imputati: ex eurodeputati, assistenti parlamentari e responsabili contabili del partito, tutti giudicati per aver partecipato a un sistema consistente nel far finanziare dal Parlamento europeo impieghi che in realtà beneficiavano il partito in Francia. Durante il processo d'appello, Marine Le Pen aveva negato l'esistenza di un sistema organizzato di sottrazione, assicurando che il RN aveva agito in buona fede. Alcuni sostenitori del partito avevano, durante il primo processo, persino inviato minacce di morte ai magistrati, un clima che la presidente del RN aveva denunciato parlando di «caccia alle streghe».
Una competizione elettorale già molto disputata
Sul fronte dei sondaggi, la situazione rimane fluida. Diverse indagini d'opinione suggeriscono che Édouard Philippe, altro candidato dichiarato alla presidenza ed ex Primo Ministro di Emmanuel Macron, potrebbe prevalere sull'estrema destra nell'ipotesi di un secondo turno. Questa incertezza giudiziaria si aggiunge quindi a una competizione elettorale già disputata a dieci mesi dalla scadenza.
L'opinione della redazione
La corte d'appello risolve un punto di diritto rimasto vago da marzo 2025: il calcolo delle pene di ineleggibilità già scontate. Il ragionamento giuridico è coerente, ma la parte politica del dossier — l'effettiva capacità di Marine Le Pen di condurre una campagna presidenziale sotto controllo giudiziario — rimane completamente aperta. Il ricorso in Cassazione riporta, di fatto, le presidenziali del 2027 al centro del gioco, illustrando una tensione ricorrente in democrazia: l'articolazione tra il tempo giudiziario, generalmente lungo, e il tempo elettorale, che non lo è.





