È un martedì 21 aprile 2026 di attesa gelida in Medio Oriente. Alle 10:07, ora di Parigi, la televisione di Stato iraniana ha pubblicato un comunicato laconico ma fragoroso: "Nessuna delegazione iraniana è ancora partita per colloqui in Pakistan con gli Stati Uniti". L'informazione, immediatamente ripresa da Le Parisien e Le Figaro, getta una doccia fredda sulla speranza di de-escalation nutrita fin dal fine settimana. I colloqui erano programmati a Islamabad sotto l'egida del Primo Ministro pakistano Shehbaz Sharif, mediatore improbabile ma accettato da entrambe le parti dopo il rifiuto categorico di Teheran di utilizzare l'Oman come intermediario, come era accaduto nei cicli precedenti.
Trump: "lungo e difficile" riesumare l'uranio
A Washington, Donald Trump ha tenuto in parallelo una dichiarazione altrettanto marziale e inquietante. Interrogato lunedì sera sul tarmac della base Andrews prima della sua partenza per Mar-a-Lago, il presidente americano ha affermato che "sarà lungo e difficile riesumare l'uranio arricchito iraniano" - un riferimento diretto ai circa 408 chilogrammi di uranio al 60% la cui traccia si è in parte persa dopo i bombardamenti israeliani di metà marzo contro i siti di Natanz, Fordo e Isfahan. Gli ispettori dell'AIEA, autorizzati a entrare brevemente nei siti il 12 aprile, hanno potuto ritrovare solo circa 280 chilogrammi, secondo un rapporto preliminare citato da Le Figaro. Il resto - l'equivalente teorico di cinque a sette testate nucleari - sarebbe disperso in installazioni clandestine.
Macron riceve il Primo Ministro libanese all'Eliseo
A Parigi, Emmanuel Macron riceve questo martedì nel tardo pomeriggio il Primo Ministro libanese Najib Mikati. All'ordine del giorno dell'incontro: la situazione nel Sud del Libano, dove l'esercito israeliano mantiene quattro presidi in violazione del cessate il fuoco del novembre 2024, e soprattutto la questione dei nuovi colloqui diretti tra Beirut e Tel Aviv, delineati da Nice-Matin. La Francia, che ospita più di 750 Peacekeeper dell'UNIFIL, gioca un ruolo cardine nella stabilizzazione libanese. L'Eliseo ha confermato che Macron evocherà anche la situazione dei cristiani d'Oriente, particolarmente esposti dalla ripresa dei combattimenti.
Trump condiziona la revoca del blocco a un accordo
L'elemento più duro del dossier rimane, indubbiamente, il blocco americano sui porti iraniani. Secondo le dichiarazioni riportate il 21 aprile da Le Parisien, Donald Trump ha chiaramente significato che "non revocherà il blocco se non in caso di accordo con l'Iran". Questa condizionalità cambia la natura stessa dei negoziati: non si tratta più solo di una questione nucleare, ma di un vero e proprio braccio di ferro economico globale. Il porto di Bandar Abbas, che prima della crisi assicurava l'80% del commercio estero iraniano, funziona oggi al 12% della sua capacità. La carenza di farmaci, già segnalata da MSF in diversi ospedali di Teheran, si aggrava di settimana in settimana.
Gli Europei alla ricerca di una via d'uscita
In questa configurazione, gli Europei - Francesi, Tedeschi, Britannici - cercano di mettere insieme un meccanismo intermedio. Secondo le informazioni di diversi diplomatici citati da Le Figaro, una proposta franco-tedesca sarebbe sul tavolo: una revoca parziale e condizionale del blocco sui carichi umanitari (farmaci, grano, vaccini), in cambio di un accesso rafforzato degli ispettori dell'AIEA ai siti sospetti. Berlino spinge forte, Parigi sostiene, Londra tergiversa. Ma Washington blocca per ora, ritenendo che qualsiasi concessione unilaterale indebolirebbe il suo rapporto di forza prima del vertice di Islamabad - ora rinviato sine die in seguito al comunicato iraniano di questo martedì mattina.
L'opinione della redazione
Stiamo assistendo a una coreografia diplomatica straordinariamente pericolosa. Ogni campo avanza le sue pedine con la convinzione di poter spingere l'altro a cedere per primo - l'Iran giocando sull'attesa e sull'usura del blocco, gli Stati Uniti puntando sul collasso economico iraniano. L'errore strategico, in entrambi i casi, può costare una guerra regionale che nessuno desidera formalmente. Il ruolo della Francia, e più ampiamente dell'Europa, è oggi quello di proporre un corridoio umanitario credibile che disinneschi la pressione sociale iraniana senza dare l'impressione di un assegno in bianco al regime di Teheran. È un'equazione diabolica, ma è senza dubbio l'unica che possa, nelle prossime settimane, impedire lo scivolamento verso l'irreparabile.
Da ricordare
- Nessuna delegazione iraniana è partita per i colloqui di Islamabad martedì 21 aprile.
- Donald Trump avverte che sarà "lungo e difficile" riesumare l'uranio iraniano.
- 408 kg di uranio arricchito al 60% prima dei bombardamenti, 280 kg ritrovati dall'AIEA.
- Macron riceve il Primo Ministro libanese Najib Mikati nel tardo pomeriggio all'Eliseo.
- Trump condiziona la revoca del blocco portuale a un accordo globale con l'Iran.
Fonti: - Le Parisien — DIRECT. Guerre au Moyen-Orient : Macron rencontre le Premier ministre libanais ce mardi, 21 avril 2026 - Le Figaro / AFP — Trump dit qu'il sera « long et difficile » d'exhumer l'uranium iranien, 21 avril 2026 - Nice-Matin — Discussions Liban-Israël, blocus jusqu'à un accord au détroit d'Ormuz, 21 avril 2026 - Euronews — L'info du jour, 21 avril 2026 - Matin





