Erano le 6:12 ora locale, venerdì 24 aprile 2026, quando tre motovedette veloci dei Guardiani della Rivoluzione iraniani (CGRI) sono emerse da dritta della portacontainer Euphoria, immatricolata Panama ma operata da un'azienda con sede a Singapore. Avvertita di deviare verso Bandar Abbas, la nave ha rifiutato di obbedire. Gli iraniani hanno allora aperto il fuoco, principalmente con mitragliatrici pesanti da 12,7 mm, perforando la cabina di pilotaggio e danneggiando un container refrigerato senza colpire lo scafo sotto la linea di galleggiamento. Secondo il comunicato pubblicato poche ore dopo dal Ministero degli Esteri indiano, i 21 marinai indiani a bordo – su un equipaggio totale di 24 persone – sono sani e salvi e sono stati presi in carico da un cacciatorpediniere americano della V Flotta basata in Bahrain.
Una seconda nave presa di mira: la petroliera Epaminondas
Meno di quaranta minuti dopo il primo incidente, una seconda nave è stata presa di mira: la petroliera GPL Epaminondas, battente bandiera greca, con a bordo diversi cittadini indiani e filippini. La nave, che trasportava gas di petrolio liquefatto verso Singapore, ha subito una decina di colpi di avvertimento prima che i Pasdaran si ritirassero all'avvicinarsi di un elicottero americano MH-60R Sea Hawk. Una terza nave, la cui identità non è stata rivelata dal Pentagono, sarebbe stata anch'essa minacciata senza che sparassero colpi. Non si sono registrate vittime, ma le immagini diffuse a metà mattinata dalla rete Al-Arabiya, che mostravano l'Euphoria con la sua passerella crivellata di impatti, hanno avuto l'effetto di una doccia fredda sui mercati.
La risposta iraniana: "riaprire Hormuz è impossibile"
La reazione ufficiale iraniana è arrivata alle 11:00 ora di Teheran, per bocca del presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf. Il numero due del regime, che stava conducendo i negoziati per il dossier nucleare, ha ribadito che «la riapertura totale dello Stretto di Hormuz è semplicemente impossibile finché continueranno le palesi violazioni della tregua da parte degli Stati Uniti». Teheran punta il dito esplicitamente contro due rimostranze: il blocco navale americano che paralizza i porti iraniani dal 14 aprile e quello che Ghalibaf definisce «bellicismo israeliano su tutti i fronti». La Repubblica islamica non riconosce di aver "attaccato" le navi: parla di «operazione di controllo» in acque che rivendica come «territoriali» sulla base del miglio marino di sovranità.
New Delhi tra fermezza e prudenza
A New Delhi, il Ministero degli Esteri ha convocato in mattinata l'incaricato d'affari iraniano, esprimendogli «la più grande preoccupazione» del governo indiano per la sicurezza dei suoi 21 cittadini. Tuttavia, l'India mantiene una posizione diplomatica misurata: il 70% del suo greggio importato transita per Hormuz e oltre 200.000 marinai indiani lavorano sulle flotte mondiali di petroliere e navi mercantili. Il Primo Ministro Narendra Modi ha convocato nel pomeriggio un Consiglio di Sicurezza ristretto e annunciato l'invio della fregata INS Sahyadri in rinforzo della Task Force 50 indiana già dispiegata nel Golfo dell'Oman. Nessuna opzione militare offensiva è contemplata, ma New Delhi sta accelerando le sue iniziative per una protezione multinazionale del traffico marittimo.
Wall Street trema, il Brent a 99,40 $
L'effetto sui mercati è stato immediato. All'apertura di Londra, il Brent guadagnava il 4,2% a 99,40 dollari al barile, sfiorando di nuovo la soglia psicologica dei 100 dollari che aveva superato solo una volta dall'inizio della crisi iraniana. Il CAC 40 ha aperto in ribasso dello 0,67% a 8.171,93 punti, appesantito dall'aviazione (Air France-KLM -2,8%), dagli operatori crocieristici (Carnival, Royal Caribbean) e dalle assicurazioni marittime. Al contrario, TotalEnergies, Shell e BP sono progredite. A Ginevra, il mercato spot del trasporto di petroliere VLCC per la tratta Golfo-Asia è salito dell'11% in una sessione, segno di un premio di rischio marittimo stabilmente installato.
L'opinione della redazione
I colpi del 24 aprile non rappresentano una nuova soglia superata: sono la conferma che la «tregua» tra Stati Uniti e Iran entrata in vigore all'inizio di aprile non copre la guerra marittima. Teheran ha calibrato perfettamente il suo gesto – nessuna vittima, nessun affondamento, solo abbastanza violenza per ricordare che controlla l'arteria vitale del commercio energetico mondiale, ma non abbastanza da giustificare una massiccia reazione americana. È l'arte consumata dell'escalation controllata. Per gli Stati Uniti, il dilemma è corneo: sollevare il blocco significa premiare la pressione iraniana; mantenerlo significa garantire che si verifichino altri incidenti. Per l'India, la Francia e l'Europa, che dipendono tutte dallo stretto, l'unica risposta razionale sarebbe una forza navale congiunta permanente – ma nessuna capitale osa assumerne la responsabilità politica. Finché questo vuoto strategico persisterà, Hormuz rimarrà il termometro nervoso di un Medio Oriente sospeso tra guerra e pace.
Da ricordare
- Tre navi mercantili prese di mira venerdì 24 aprile 2026 nello Stretto di Hormuz.
- Portacontainer Euphoria (Panama) e petroliera Epaminondas (Grecia) danneggiate dai colpi dei Pasdaran.
- 21 marinai indiani a bordo, tutti illesi; intervento della V Flotta americana.
- Teheran (Ghalibaf) rifiuta di riaprire totalmente Hormuz finché durerà il blocco navale USA.
- Brent a 99,40 $/barile, CAC 40 a 8.171,93 pts (−0,67%) all'apertura.
Fonti: - BBC News — Iran says reopening Strait of Hormuz 'impossible' if US blockade continues, 24 aprile 2026 - Firstpost — Govt says Indian seafarers safe in Strait of Hormuz despite firing incidents, 24 aprile 2026 - Oneindia — 21 Indian crew safe after Iranian firing on vessel Euphoria in Strait of Hormuz, 24 aprile 2026 - BBC — Iran says it has seized two ships in Strait of Hormuz after vessels attacked, 22 aprile 2026





