La diplomazia internazionale ha compiuto una svolta decisiva nella serata di domenica 5 aprile 2026. Secondo due funzionari mediorientali che hanno parlato in forma anonima con l'Associated Press, Egitto, Pakistan e Turchia hanno presentato simultaneamente a Washington e Teheran un progetto di cessate il fuoco di quarantacinque giorni accompagnato da una roadmap verso un accordo permanente. Questo piano in due fasi prevede innanzitutto un'immediata cessazione degli attacchi aerei e dei lanci di missili, seguita dalla riapertura graduale dello Stretto di Hormuz, chiuso dal 28 febbraio dalla marina iraniana in rappresaglia ai bombardamenti israelo-americani. (Fonte: AP, Reuters)

Il capitolo più ambizioso del documento mira a un accordo politico globale entro quindici o venti giorni dall'entrata in vigore del cessate il fuoco. I mediatori propongono un quadro negoziale che includa la questione del programma nucleare iraniano, il ritiro delle forze navali americane dal Golfo Persico e la parziale revoca delle sanzioni economiche ripristinate dall'amministrazione Trump nel gennaio 2026. Secondo CNBC e Reuters, la proposta include anche garanzie di sicurezza per le infrastrutture energetiche dei paesi del Golfo, in particolare Emirati Arabi Uniti e Bahrein, bersagli ricorrenti di attacchi iraniani dall'inizio del conflitto. (Fonte: CNBC, Reuters)

La reazione iniziale di Teheran rimane prudente. Il Ministero degli Esteri iraniano ha dichiarato di studiare il documento "con serietà" pur ribadendo la sua richiesta preliminare di una cessazione totale dei bombardamenti sulle infrastrutture civili. L'Iran respinge invece l'idea di una riapertura dello Stretto di Hormuz nel quadro di un cessate il fuoco temporaneo, considerando la chiusura del passaggio come il suo principale strumento di negoziazione. Dal canto suo, la Casa Bianca non ha ancora risposto ufficialmente, ma il presidente Trump ha fissato un ultimatum entro martedì sera affinché venga raggiunto un accordo o affinché lo Stretto venga riaperto, altrimenti promette "l'inferno". (Fonte: Washington Post, CNN)

Gli interessi economici di questa mediazione sono considerevoli. Dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita circa il 21% del petrolio mondiale, il prezzo del barile di Brent ha superato i 115 dollari, alimentando un'inflazione generalizzata nei paesi importatori. I mercati finanziari globali hanno perso oltre 8.000 miliardi di dollari di capitalizzazione in cinque settimane di conflitto. Gli analisti di Port Shelter Investment Management stimano che, a differenza delle crisi precedenti, i mercati non torneranno ai livelli precedenti alla guerra anche in caso di un rapido accordo, a causa di un rallentamento strutturale della crescita globale e di un calo duraturo dei consumatori. (Fonte: CNBC, Bloomberg)

Il successo di questa mediazione tripartita dipenderà in larga misura dalla capacità delle parti di superare un ostacolo fondamentale: Teheran chiede la fine degli attacchi prima di fare qualsiasi concessione, mentre Washington subordina la cessazione dei bombardamenti alla riapertura di Hormuz. Questo circolo vizioso diplomatico ricorda le impasse osservate durante i negoziati sul nucleare iraniano nel 2015. I quarantacinque giorni proposti dai mediatori mirano precisamente a creare uno spazio di fiducia reciproca, ma l'ultimatum di Trump, fissato per martedì sera, potrebbe affossare questa finestra prima ancora che si apra. (Fonte: Al Jazeera, Reuters)