Questo è uno dei più importanti terremoti politici che l'Europa centrale abbia conosciuto negli ultimi trent'anni. L'Ufficio elettorale nazionale ungherese (NEO) ha confermato sabato 18 aprile 2026 i risultati definitivi del voto parlamentare del 12 aprile: il partito Tisza, fondato nel 2024 dall'ex fedelissimo di Orbán Péter Magyar, vince 141 seggi su 199, ovvero la maggioranza costituzionale dei due terzi. La notizia, diffusa dall'agenzia cinese Xinhua e ripresa poi da Kyiv Post, Al Jazeera, Reuters e dal quotidiano ungherese Magyar Nemzet, pone fine a sedici anni di dominio ininterrotto di Viktor Orbán e del partito Fidesz, al potere dal 2010.

Una maggioranza qualificata storica

Con 141 seggi su 199, il partito Tisza supera la soglia dei due terzi necessaria per modificare la Costituzione senza ricorrere a un referendum. Secondo Kyiv Post, è la prima volta dall'affermazione democratica del 1990 che una formazione riesce a conquistare un tale livello di potere parlamentare opponendosi frontalmente al sistema Orbán. Il Fidesz e il suo alleato cristiano-democratico KDNP, che detenevano essi stessi una maggioranza dei due terzi da tre mandati, sono relegati all'opposizione con un punteggio storicamente basso, intorno al 36% dei voti secondo i risultati pubblicati da Reuters e la proiezione Median.

Péter Magyar, l'ex stretto collaboratore diventato rivale

Il vincitore del giorno, Péter Magyar, non è un novellino della politica. Ex marito dell'ex Ministro della Giustizia Judit Varga, ha a lungo gravitato nei circoli dirigenti del Fidesz prima di rompere pubblicamente nel febbraio 2024 sullo sfondo dello scandalo della grazia presidenziale. La formazione Tisza, che ha fondato successivamente, ha conosciuto un'ascesa fulminea, fino a superare il Fidesz nei sondaggi già nell'autunno 2025. "Questa vittoria libera l'Ungheria da Orbán", ha dichiarato nella notte del 12 aprile, parole riportate da Al Jazeera. Magyar, 44 anni, dovrebbe essere designato Primo Ministro dal nuovo Parlamento già a metà maggio.

Bruxelles sollevata, Mosca preoccupata

Il ribaltamento ungherese rimescola le carte diplomatiche europee. Viktor Orbán bloccava da tre anni diversi dossier importanti nel Consiglio europeo - sostegno all'Ucraina, sanzioni contro la Russia, stato di diritto - e intratteneva relazioni privilegiate con Vladimir Putin e Xi Jinping. Il programma di Tisza prevede al contrario un netto riavvicinamento a Bruxelles, lo sblocco dei fondi europei congelati per via del meccanismo sullo stato di diritto (stimati in 22 miliardi di euro), e un maggiore allineamento sulle posizioni dell'Unione riguardanti Kyiv. La Commissione europea ha salutato domenica, per voce di Ursula von der Leyen, "un forte segnale democratico proveniente da Budapest".

La fine di un modello politico

Al di là dell'Ungheria, è tutto un modello "illiberale" incarnato da Viktor Orbán ad uscire indebolito da questa sconfitta. Per sedici anni, il Primo Ministro ungherese si era affermato come il principale teorico di una democrazia cristiana autoritaria in Europa, modello rivendicato da una parte della destra radicale in diversi Stati membri. La sua caduta, convalidata dalle urne e confermata da una maggioranza costituzionale avversaria, indebolisce meccanicamente le formazioni che vi si richiamavano. A sei mesi dalle elezioni legislative in Polonia e nella Repubblica Ceca, l'effetto traino resta da misurare, ma le prime analisi pubblicate domenica dal Financial Times e da Politico convergono: Orbán non è più il futuro, è il passato.

L'opinione della redazione

La vittoria dei due terzi del partito Tisza è più di un'alternanza: è lo smantellamento atteso di un'architettura politica pensata precisamente per rendere impossibile ogni alternanza. Péter Magyar, cresciuto nei ranghi del Fidesz, sa meglio di chiunque altro dove si trovano le leve del potere orbanista - media pubblici, giustizia amministrativa, Corte costituzionale - e dispone ormai dei seggi necessari per smantellarle. Il rischio, a lungo termine, sarebbe che questa stessa maggioranza schiacciante si rivolga contro i contro-poteri invece di restaurarli. La credibilità europea del nuovo potere ungherese si misurerà fin dalle prime leggi costituzionali presentate al Parlamento, verosimilmente già dall'estate.

Da ricordare

  • Il partito Tisza di Péter Magyar vince 141 seggi su 199 nel Parlamento ungherese, ovvero i due terzi.
  • Risultati definitivi confermati sabato 18 aprile 2026 dall'Ufficio elettorale nazionale (NEO).
  • Viktor Orbán, al potere dal 2010, ha riconosciuto la sua sconfitta e passa all'opposizione con il Fidesz–KDNP.
  • Bruxelles saluta un "forte segnale democratico"; sblocco atteso di 22 miliardi di euro di fondi europei.
  • Péter Magyar, 44 anni, dovrebbe diventare Primo Ministro già a metà maggio 2026.

Fonti: - Xinhua — NEO confirms Tisza's landslide victory in Hungarian parliamentary elections, 19 avril 2026 - Kyiv Post — Peter Magyar's Tisza Party Secures Landmark Constitutional Majority in Hungary - Al Jazeera — Peter Magyar wins Hungary election, unseating Viktor Orban after 16 years, 12 avril 2026 - Reuters — Hungary's Tisza party seen winning two-thirds majority, Median projection, 8 avril 2026 - Magyar Nemzet — Tisza Party Secures Two-Thirds Majority, Fidesz–KDNP to Continue in Opposition, avril 2026