Diciassette anni, giorno più giorno meno. Il 1° giugno 2009, alle 2:14 ora di Parigi, il volo Air France 447 da Rio de Janeiro a Parigi-Charles-de-Gaulle si inabissava nell'Atlantico al largo delle coste brasiliane, portando con sé i suoi 216 passeggeri e 12 membri dell'equipaggio. Questo giovedì 21 maggio 2026 alle 9:30, nella sala d'udienza numero 2.10 del Palazzo di Giustizia di Parigi, la presidente della camera 4-1 della corte d'appello, Anne-Sophie Dubois, ha pronunciato una parola che le famiglie delle vittime aspettavano da quasi un decennio: «colpevoli». Air France e Airbus sono state condannate per omicidio colposo al pagamento di 225.000 euro di ammenda ciascuna — il massimo legale per una persona giuridica all'epoca dei fatti.
Una decisione che ribalta il primo processo
La decisione emessa questo giovedì segna una spettacolare inversione di rotta rispetto alla sentenza di primo grado dell'aprile 2023. All'epoca, il tribunale penale di Parigi aveva riconosciuto che Air France e Airbus avevano commesso «imprudenze» e «negligenze colpevoli», ma aveva concluso l'assenza di un nesso causale certo tra tali colpe e l'incidente, pronunciando l'assoluzione penale delle due aziende pur riconoscendole civilmente responsabili. La Procura generale aveva presentato ricorso, seguita dall'associazione delle famiglie Entraide & Solidarité AF447, presieduta da Danièle Lamy.
La motivazione della corte: un fascio di colpe
La corte d'appello ha ritenuto, per Airbus, la mancata sostituzione diligente delle sonde Pitot Thales AA, le cui avarie ad alta quota erano documentate dal 2008 in 32 incidenti registrati. «Il costruttore disponeva di informazioni cumulative sufficienti per identificare il rischio e avviare la sostituzione sistematica. La scelta di non farlo costituisce una negligenza colpevole direttamente legata all'incidente», ha letto la presidente. Per Air France, è stata ritenuta l'insufficienza delle istruzioni operative trasmesse agli equipaggi sulla condotta da tenere in caso di formazione di ghiaccio sulle sonde. Le due aziende hanno annunciato all'uscita dall'udienza che si riservavano il diritto di ricorrere in Cassazione.
L'emozione delle famiglie
Davanti al Palazzo di Giustizia, Daniel Robert, fratello del copilota David Robert scomparso nell'incidente, non nascondeva la sua emozione. «Mio fratello non tornerà. Ma oggi, la verità giudiziaria finalmente si unisce alla verità tecnica. Per diciassette anni, ci è stato spiegato che era colpa dei piloti. La corte riconosce oggi che questi piloti sono stati posti, dai loro datori di lavoro e dal costruttore, in una situazione impossibile». Danièle Lamy, fondatrice dell'associazione delle famiglie, parla di «un sollievo immenso, ma intriso di amarezza: ci sono voluti diciassette anni di lotta».
Il volo AF447: ritorno su una notte tragica
La sequenza fatale inizia all'1:51 GMT, sopra la zona di convergenza intertropicale detta «Pot-au-Noir». L'Airbus A330-203, un velivolo di 4 anni, attraversa una zona convettiva. Le sonde Pitot, incaricate di misurare la velocità dell'aria, si ghiacciano successivamente. Il pilota automatico si disconnette. Il copilota Pierre-Cédric Bonin, giovane e inesperto nel pilotaggio manuale ad alta quota, cabra l'apparecchio, che va in stallo. In tre minuti e trenta secondi, l'A330 precipita da 38.000 piedi nell'Atlantico. La scatola nera sarà recuperata solo nel maggio 2011, a 3.900 metri di profondità, dopo quattro campagne infruttuose.
Una giurisprudenza che peserà molto
La sentenza emessa il 21 maggio 2026 farà giurisprudenza. È infatti la prima volta in Francia che un costruttore aeronautico viene condannato penalmente per un incidente di aviazione civile. Diversi avvocati specializzati interrogati da Le Devoir e dal JDD sottolineano le potenziali conseguenze: la decisione potrebbe ispirare altri procedimenti in corso, in particolare quelli legati agli incidenti del Boeing 737 MAX del 2018 e 2019. A Tolosa, Airbus ha confermato che la condanna non comporta una provvisione aggiuntiva nei suoi conti, essendo l'ammenda inferiore a un milione di euro, ma ha riconosciuto un «evidente impatto reputazionale».
La questione del tetto dell'ammenda
Il massimo legale di 225.000 euro per persona giuridica al momento dei fatti è scioccante. Una tale somma, per gruppi che insieme pesano più di 150 miliardi di euro, suona come una derisione. Diversi parlamentari, tra cui la deputata ecologista Sandrine Rousseau e il senatore LR Olivier Cigolotti, hanno annunciato giovedì a mezzogiorno la presentazione di una proposta di legge volta a proporzionare le multe penali applicabili alle persone giuridiche al fatturato, sull'esempio del regolamento europeo DSA. La ministra della Giustizia Élisabeth Borne si è detta «aperta alla discussione».
L'opinione della redazione
Bisogna prendere le misure di ciò che si è giocato questo giovedì 21 maggio 2026 nella sala 2.10. Per diciassette anni, l'indagine tecnica del BEA ha stabilito senza ambiguità che il dramma è risultato da una concatenazione tra sonde difettose, procedure inadeguate e una reazione inappropriata dell'equipaggio. Ma la giustizia penale, più esigente in materia di causalità, faceva fatica a superare la soglia della responsabilità. L'inversione di rotta della corte d'appello è innanzitutto una vittoria delle famiglie, che non si sono mai arrese. Oltre il simbolo, questa sentenza invia un messaggio chiaro a tutte le industrie ad alto rischio: la conoscenza di un difetto crea l'obbligo di agire. Resta ora allo Stato trarre le lezioni finanziarie: un tetto di ammenda a 225.000 euro per giganti mondiali non ha più alcun senso nel 2026. Bisognerà tornarci, in fretta.
Da ricordare
- Giovedì 21 maggio 2026: la corte d'appello di Parigi dichiara Airbus e Air France colpevoli di omicidio colposo nell'incidente dell'AF447 (1° giugno 2009, 228 morti).
- Ammenda massima pronunciata: 225.000 euro per ogni azienda.
- Inversione di rotta rispetto all'assoluzione pronunciata in primo grado nell'aprile 2023.
- Colpa imputata ad Airbus: mancata sostituzione delle sonde Pitot Thales AA difettose.
- Colpa imputata ad Air France: insufficienza delle istruzioni agli equipaggi.
- Ricorso in Cassazione previsto dalle due aziende.
- Dibattito rilanciato sulla plafonatura delle ammende penali applicabili alle persone giuridiche.
Fonti :





